Lega Nord Gazzo Veronese


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Edilizia

Come va a Gazzo

Venerdì 30 Gennaio 2009 CRONACA Pagina 11
L
EGAMBIENTE. Mancano i «filtri» degli enti

«Pratiche veloci ma i controlli sono insufficienti».
Bertucco: «Di fatto, vengono delegati alla magistratura».Legambiente di Verona reclama, insieme al rappresentante di opposizione Giampaolo Boninsegna di «Patto per Gazzo», la paternità dell’avvio delle
indagini dell’operazione «Gaio».
Avvio che sarebbe collegabile ad un esposto «bomba» inviato nel 2005 in procura dall’associazione. Si trattava di una denuncia relativa all’allevamento intensivo di maiali «Porcellino d’oro» più volte citato dalla Mobile e dal nucleo Forestale dello Stato come uno degli abusi - secondo l’accusa - esemplari, nel senso che i capannoni furono costruiti in zona archeologica.
Ma anche se così non fosse, se non fosse merito di Legambiente e di un consigliere l’inizio dei sospetti di abusi in territorio di Gazzo, ciò che è indubbiamente incontestabile è che «ormai le segnalazioni di abusi ed
irregolarità avvengono solo per il senso civico di associazioni, di consiglieri e della gente». Insomma, un meccanismo di controllo che si è spostato dagli enti come la Regione o la Provincia, enti «filtro» per i progetti comunali all’iniziativa privata.
Lo denuncia Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente ed ex vicepresidente del gruppo all’epoca dell’esposto sull’allevamento di maiali. «L’intento di semplificare le procedure di approvazione dei progetti, delegando sempre più organismo locali, anziché extraterritoriali, ha creato una situazione paradossale: da una parte le pratiche sono più veloci, dall’altra viene a mancare una supervisione che tornerebbe invece utile, come nelle vicende di Gazzo, perché sarebbe ben più difficile maneggiare progetti o farli approvare senza la documentazione necessaria».
Una diretta conseguenza di tutto ciò, è la «delega» non ufficiale ma reale, alla magistratura del controllo. «Sì, la procura si ritrova sommersa da esposti e denunce di abusi edilizi, spesso quando ormai sono stati commessi e quindi è necessario un lungo iter di controllo e di bonifica», sottolinea Bertucco.
Nell’indagine «Gaio» partecipa anche la Guardia di Finanza: la collaborazione delle Fiamme gialle potrebbe allargare il cerchio dell’inchiesta; gli inquirenti, infatti, non escludono nulla per ora.
«Difficilmente oggi vengono scambiate mazzette, per ottenere favori, come ai tempi di Mani pulite», riprende Bertucco, «ora lo scambio è, piuttosto, di favori nei confronti di un’azienda, di un privato.
Avviene sotto forma di incarichi o di appalti».
Proprio sugli appalti, le forze dell’ordine che si stanno occupando dell’operazione «Gaio» hanno rilevato un’anomalia, le stesse imprese si sarebbero aggiudicate il 70 per cento delle commissioni, come hanno rilevato gli investigatori.
«Il caso di Gazzo», conclude Bertucco, «purtroppo non è così sorprendente: è solo uno degli esempi di una politica urbanistica in spregio al territorio, come se ne vedono in tutta Italia. C’è da sperare che altri cittadini, altri consiglieri, altri comitati o gruppi segnalino e denuncino ogni volta che non si rispetta l’ambiente, sia naturale che culturale».
L'Arena - Il Giornale di Verona Pagina 1 di 1
http://media.athesiseditrice.it/GiornaleOnLine/Arena/stampa_articolo.php?id_articolo... 31/01/2009


Sabato 14 Febbraio 2009 PROVINCIA Pagina 34
GAZZO. L’avvocatura della Regione ha accolto tutti i rilievi mossi dalle minoranze del «Patto»
Anche il difensore civico parla di Pati irregolare.

A essere inficiata è la stessa seduta consiliare durante la quale è stato messo ai voti il documento urbanistico
Il Piano di assetto territoriale intercomunale che ha Sanguinetto come Comune capofila ma Gazzo come epicentro di un terremoto giudiziario e amministrativo continua ad essere nell’occhio del ciclone. Uno strumento urbanistico sequestrato dalla magistratura, costretto alla ripubblicazione ed ora bocciato anche dal difensore civico della Regione al quale si erano rivolti i consiglieri di minoranza del «Patto».
L’avvocato Vittorio Bottoli ha messo nero su bianco le sue «valutazioni giuridiche» su quelli che l’opposizione consiliare ha considerato da subito degli illeciti amministrativi. Trovando, dopo il magistrato che ha disposto gli arresti di quattro persone e la messa sotto inchiesta di altre 80, anche il consenso del difensore civico della Regione.
Il quale ha spiegato al Comune di Gazzi - e per conoscenza al capogruppo Roberto Mazzali - come se «un consigliere o un suo parente o affine entro il quarto grado abbia un interesse immediato e diretto deve astenersi dal voto e allontanarsi dall’aula». Non solo. L’avvocato della Regione sostiene anche che i consiglieri incompatibili non avrebbero dovuto concorrere «alla formazione del numero legale seguito dalla votazione determinando l’illegittimità dell’atto amministrativo sotto il profilo della violazione della legge 1054 del 1924». Il pronunciamento di Bottoli, che comunque non ha il valore di sentenza tanto che è stato rilasciato «nel rispetto dell’autonomia costituzionalmente garantita dell’Ente», sconfessa di fatto l’operato di Stefano Negrini e della sua maggioranza, accogliendo ogni dubbio di legittimità sollevato dalla minoranza nell’esposto inviato anche alla procura.
«Ci aspettavamo questo pronunciamento», spiega Mazzali. «Ogni dubbio di legittimità che abbiamo sollevato in consiglio e poi al difensore civico e alla procura è stato attentamente verificato e valutato. Per ogni consigliere incompatibile, ad esempio, abbiamo allegato all’esposto la documentazione che prova i gradi di parentela, gli atti notarili e le visure catastali che provano le proprietà degli immobili da parte di parenti o affini. In consiglio comunale non hanno voluto ascoltarci e questi sono i risultati. Avevamo pienamente ragione anche quando dicevamo che i consiglieri incompatibili dovevano lasciare l’aula, ma il sindaco li ha fatti restare altrimenti mancava il numero legale. Ora gli organi competenti faranno piena luce su tutto».
Tra le irregolarità del Pati confermate da Bottoli ci sono anche quelle relative alle aree agricole diventate edificabili. Il limite massimo consentito per Gazzo era di 700mila metri quadrati mentre il Pati ne prevede 1,2milioni. Una questione che sarà oggetto di attenta valutazione dalla Regione in sede di approvazione dello strumento urbanistico redatto assieme ai Comuni di Sanguinetto, Concamarise e Salizzole. Nei giorni scorsi inoltre i quattro Comuni hanno deciso di pubblicare nuovamente il Pati per 30 giorni, poiché il sequestro di documenti effettuato a Gazzo ha procurato l’interruzione dei termini previsti per legge. «Chiederemo spiegazioni di quanto ha scritto il difensore civico al tecnico che ha fatto il Pati», commenta secco il sindaco pro-tempore Giorgio Vecchini alle prese con l’ennesima tegola. «Poi trarremo le nostre considerazioni in merito».
L'Arena - Il Giornale di Verona Pagina 1 di 1 http://

Sabato 07 Marzo 2009 PROVINCIA Pagina 34
GAZZO. La Provincia boccia - ad oltre 2 anni dalla sua approvazione - una serie di decisioni votate dalla maggioranza
Dopo il Pati anche il Prg
Cinque varianti illegittime

Quella più clamorosa aveva permesso di trasformare in case o laboratori artigianali rustici che invece dovevano restare tali.
Non c’è pace per l’urbanistica di Gazzo. Non bastasse il terremoto giudiziario che ha portato all’arresto di sei persone e ad un’ottantina di indagati, infatti, un’altra tegola assai pesante s’abbatte sulle decisioni prese dall’amministrazione in tema di gestione del terrirorio. Nei giorni scorsi, infatti, in coincidenza quasi perfetta con la conferma delle dimissioni del sindaco Stefano Negrini - tutt’oggi agli arresti domiciliari - la Provincia si è finalmente pronunciata su cinque varianti al Piano regolatore approvate dal consiglio comunale nell’agosto del 2006.
Ed il parere non lascia adito a dubbi: si tratta di decisioni illegittime.
Il pronunciamento arriva a due anni dall’esposto presentato dall’avvocato Stefano Baciga, per conto dei consiglieri di minoranza del Patto, con il quale si denunciavano vari vizi di legittimità: i tecnici dei Palazzi scaligeri si sono riuniti il 16 gennaio scorso ed hanno stabilito - comunicandolo per iscritto nei giorni scorsi - che i sospetti sollevati erano fondati ed avviando quindi i procedimenti amministrativi per l’annullamento del provvedimento.

La prima variante illegittima riguarda le norme tecniche di attuazione del vecchio piano regolatore.
In particolare, la giunta Negrini ha voluto modificare le modalità di calcolo del volume della superficie coperta escludendo dal computo scale, vani scala, silos e torrette: «Ma in questo modo», spiega la Provincia, «si sarebbero modificati gli indici di edificabilità e i parametri urbanistici».
La seconda bocciatura riguarda la possibilità di costruire a distanze dai confini inferiori rispetto a quella dei tre metri prevista dal codice civile.

Poi c’è il caso delle cosiddette costruzioni accessorie come garage, tettoie e pensiline che la variante introdotta non computava come aumento dei volumi edificati: ma si tratta di una modifica che spetta alla Regione. E quello delle scale esterne degli edifici che secondo la maggioranza si sarebbero potute costruire senza rispettare le distanze minime dai confini.
Ma la bocciatura che provocherà più scompiglio a livello urbanistico è quella relativa alla possibilità introdotta dalla maggioranza consiliare di modificare le norme relative alle variazioni di destinazione d’uso delle costruzioni in zona agricola. Un provvedimento che ha portato alla trasformazione di numerosi edifici
agricoli, diventati case, negozi o laboratori artigianali. Non solo: grazie a questa variante è stato possibile costruire annessi rustici su terreni agricoli per poi trasformarli in abitazioni o in laboratori. Tutti interventi che ora la Provincia ha bollato come irregolari.
«Al momento non ho ancora elementi per esprimermi», spiega il commissario Paolo Crispino inviato dalla prefettura a reggere le redini dell’amministrazione in attesa delle elezioni di giugno. «Sicuramente il Comune agirà entro i tempi previsti per tutte le valutazioni del caso nell’esclusivo interesse della cittadinanza e nel rispetto delle leggi». «Ho incaricato il nostro progettista Mario Medici di produrre tutte le controdeduzioni da inviare alla Provincia», aggiunge l’ex vicesindaco Giorgio Vecchini. «Poi non ne ho più saputo nulla e quindi resto in attesa di sapere cosa deciderà il commissario». Soddisfatta, infine, la minoranza del Patto che nel 2006 si era vista respingere un ricorso al Tar sulla stessa questione: «Alla fine ci hanno dato ragione»,
sottolinea Roberto Mazzali. «Ma che ne sarà di tutto quello che è stato costruito utilizzando queste varianti illegittime?». R.L.

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