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Come va a Gazzo
Nei fiumi veneti 10.000 predatori in più.
Veneto Agricoltura ha liberato nei fiumi delle province di Verona, Vicenza e Padova diecimila avannotti di luccio autoctono.
Veneto Agricoltura ha immesso in alcuni fiumi della regione oltre 10 mila avannotti di una delle specie più pregiate e utili alla salvaguardia dell'equilibrio naturale dei nostri corsi d'acqua: il luccio (esox lucius). Questa preziosa specie autoctona, apprezzata soprattutto per la bontà della sua carne (può superare i 130 cm e pesare oltre 20 kg), contribuisce a riequilibrare l'ecosistema di fiumi e laghi grazie alla sua natura di agguerrito "predatore", ghiotto non solo di insetti, ma anche di rane, topi e altri pesci che compongono la catena alimentare. Il materiale utilizzato per la semina è prodotto nel Centro Ittico di Valdastico (Vi) di Veneto Agricoltura, i cui tecnici stanno portando avanti anche un interessante progetto di "Conservazione genetica delle popolazioni di luccio nel Veneto". La sopravvivenza del luccio autoctono è infatti minacciata dalla presenza del "cugino" danubiano, più forte e numeroso: grazie all'immissione di novellame di luccio autoctono di circa 4/7 cm nei fiumi delle province di Verona (6.180 esemplari), Vicenza (1.880) e Padova (2.655), gli esperti di Veneto Agricoltura contribuiranno a preservare la specie locale dal rischio estinzione, studiandone il patrimonio genetico e le dinamiche di popolazione, così da individuare e monitorare le due varietà e utilizzare, nelle future pratiche di riproduzione artificiale, solo novellame indigeno. Inoltre, la presenza del luccio è indice di salubrità delle acque, poiché la riproduzione avviene solitamente in ambienti poco inquinati e ricchi di vegetazione. L'immissione di novellame nei fiumi, da parte di Veneto Agricoltura, è avvenuta in ottemperanza ai cosiddetti "obblighi ittiogenici": infatti, l'Azienda Regionale, per conto dei concessionari di derivazioni di acque pubbliche come ad esempio i Consorzi, le Aziende e gli Enti che utilizzano l'acqua dei fiumi regionali, introduce ogni primavera grandi quantitativi di avannotti nei corsi d'acqua, compensando così il prelievo involontario di materiale ittico da parte degli stessi concessionari.
(Fonte: va)
Martedì 31 Marzo 2009 CRONACA Pagina 15
SORPRESE. E non è un pesce d’aprile.
Abolita in Veneto la licenza di pesca.
È sufficiente la ricevuta del pagamento della tassa regionale e un documento di identità.
Da domani primo aprile in Veneto non servirà più la licenza di pesca sportiva. Grazie alla nuova normativa, infatti, sarà sufficiente portare con sé il versamento della tassa di concessione regionale ed un documento d'identità valido. L'importo da versare è di 22,72 euro ed il bollettino da utilizzare è distribuito dagli uffici della Provincia, dai negozianti di pesca e dai Comuni che effettueranno il servizio.
La ricevuta del versamento della tassa di concessione regionale ha validità un anno dalla data di effettuazione.
I ragazzi fra i 14 e i 18 anni dovranno versare 4,54 euro, con una riduzione dell’80 per cento della tassa regionale, gli stranieri 8,52, per la licenza di pesca dilettantistico sportiva. Chi ha compiuto 70 anni ed i minori di 14 ossono esercitare la pesca liberamente. A presentare la novità ai Palazzi Scaligeri, l'assessore all'Ecologia, Luca Coletto, l'ittiologo Ivano Confortini ed il dirigente della Provincia, Ferdinando Cossio.
«Siamo tra le prime regioni d'Italia, dopo il Piemonte e la Toscana ad adottare questa riforma del settore ittico, che considero un punto di arrivo ottenuto grazie alla collaborazione tra la Provincia e Regione.
E' un ottimo traguardo verso la semplificazione burocratica. I 30mila pescatori della nostra provincia saranno avvantaggiati dal taglio dei costi e della burocrazia. Così s'incentiva l'attività di pesca sportiva anche tra i giovani», sottolinea l'assessore Coletto.R. C.
L'Arena - Il Giornale di Verona Pagina 1 di 1
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Martedì 17 Marzo 2009 NAZIONALE Pagina 3
LA CRISI ECONOMICA. Eurostat: nell’Ue persi 670mila posti a fine 2008. Il sindacato: entro il 2010 in un milione rischiano il posto e il Pil 2009 potrebbe arrivare a -3%
Bossi: «Aiutare le Pmi» Disoccupati, allarme Cgil- La Lega chiede sostegni Oggi Berlusconi incontra Marcegaglia: «Bisogna stare attenti al bilancio»
ROMA
Il governo è pronto ad accogliere «suggerimenti» da parte delle imprese, ma nel «rispetto dei vincoli di bilancio» e, soprattutto, ascoltando tutti gli operatori «in trincea» e, quindi, le industrie, le imprese anche più piccole, gli artigiani e i commercianti. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, smorza le attese sull’annunciato incontro di oggi con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha chiesto «soldi veri» al governo per aiutare le imprese: quello tra il premier e il presidente degli industriali italiani sarà dunque, «uno dei tanti incontri», nel normale rapporto «fra chi ha responsabilità di governo e chi è in trincea». Il leader della Lega Nord Bossi però rilancia: «Le piccole e medie imprese vanno aiutate. Se non si investe lì chiuderanno un sacco di fabbriche». Il tutto, mentre emergono dati e previsioni fosche sulla situazione economica in Europa e Italia.
EUROPA, ALLARME LAVORO. Nell’ultimo trimestre del 2008 -secondo Eurostat - sono stati più di 670 mila i posti di lavoro persi, di cui 453 mila nella zona euro. «L’occupazione sta cadendo ad un ritmo mai visto prima», spiegano gli esperti della Commissione Ue.
E risposte sono attese dai 27 capi di Stato e di governo dell’Ue che giovedì e venerdì si riuniranno a Bruxelles per il Consiglio di primavera. Il commissario Ue agli Affari economici e finanziari, Almunia, parla della «recessione peggiore degli ultimi settant’anni». Il commissario lancia un duplice appello: uno ai leader Ue per impegnarsi di più nel coordinare le misure anti crisi; un altro ai leader del G20, perché «non si ripetano gli errori del passato» e per «migliorare i controlli sul sistema finanziario».
MONITO DALLA CGIL. L’Ires Cgil, l’ufficio di studi economici del sindacato guidato da Epifani, traccia inoltre una stima sugli effetti della crisi molto peggiore di tutte le previsioni fino ad oggi circolate: «In tre anni la crisi rischia di lasciare a casa un milione di disoccupati e di far scendere il prodotto interno lordo del 4%». «L’andamento della crisi e i ritardi nell’adozione di misure di stimolo dell’economia da parte del governo», dice il sindacato, «si avviano ad avere ricadute pesantissime: il tasso di disoccupazione nel 2010 rischia infatti per la Cgil di salire fino al 10,1% ed anche nelle ipotesi più ottimistiche di arrivare al 9%. Ciò comporterebbe una perdita di 1 milione di posti di lavoro tra il 2007 e il 2010: solo nel 2009 si prevede infatti un calo di mezzo milione». Inoltre, dopo il calo dell’1% nel 2008 la Cgil si attende un drastico ribasso del Pil nel 2009 che dovrebbe raggiungere il 3%. Nel 2010 la diminuzione dovrebbe ridursi ad un -0,1%, portando la somma del triennio ad un -4%.
LA PICCOLA INDUSTRIA. Alla vigilia dell’incontro tra il premier e Marcegaglia anche il vicepresidente di Confindustria e presidente della Piccola Industria, Giuseppe Morandini, ribadisce il messaggio; «Con il calo di 30% degli ordini e un più 30% di insoluti, la forbice di liquidità sta bruciando la disponibilità di cassa. Le piccole e medie imprese hanno due mesi di autonomia». E, dunque, anche all’incontro di oggi Marcegalia ripeterà che le imprese hanno bisogno di un fondo di garanzia, dell’avvio dei cantieri anche più piccoli e di uno sgravio fiscale per chi si sforzano di ricapitalizzare. Si chiede poi che la pubblica amministrazione paghi i debiti alle aziende fornitrici (una cifra che sfiora i 70 miliardi) e che sia risolto il nodo del credito, senza conflitti istituzionali.
L'Arena - Il Giornale di Verona Pagina 1 di 1
http://media.athesiseditrice.it/GiornaleOnLine/Arena/stampa_articolo.php?id_articolo=1460170... 17/03/2009
Prada in maggioranza-Terremoto nella Lega
A margine del terremoto giudiziario che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco di Gazzo Stefano Negrini, l’assessore Massimiliano Marconcini, l’ex segretario comunale Antonio Tambascia, il responsabile
dell’ufficio tecnico Vittorino Baldi e i componenti della commissione edilizia Antonio Persi e Alessandro Accordi, scoppia il caso Lega Nord.
L’ingresso in maggioranza, lunedì scorso, di Gianfranco Prada con tanto di vessillo del carroccio a sole 48 ore dal blitz della Procura sta sollevando un vero polverone politico. «Prada è stato espulso dalla Lega Nord e quindi non ha titolo per rappresentare il movimento in consiglio comunale a Gazzo», spiega Matteo Bragantini, coordinatore provinciale del carroccio. «Quindi nessuno dei nostri rappresentanti fa parte della
maggioranza del sindaco Negrini di Gazzo». Una dichiarazione quella di Bragantini che ha lasciato di stucco lo stesso Prada. «Io non rappresento la Lega?», si chiede il nuovo consigliere comunale. «Sono anni che sono tesserato e non credo proprio che mi possano dire che sono stato espulso. A me non è mai giunta nessuna comunicazione in merito. Io sono e resto leghista e se Bragantini mi vuole cacciare perché sono in maggioranza con Negrini vorrà dire che andrò ad iscrivermi alla Lega Nord di Ostiglia, nel Mantovano. Forse Bragantini non si ricorda di quando in campagna elettorale andavo a raccogliere voti per lui».
Resta invece al suo posto con la minoranza del «Patto» il consigliere leghista Ugo Vecchini, firmatario di tutti gli esposti che negli ultimi anni sono stati inviati in procura e che hanno portato ai 6 arresti eccellenti.RI.MI.
L'Arena - Il Giornale di Verona
http://media.athesiseditrice.it/GiornaleOnLine/Arena/stampa_articolo.php?id_articolo... 31/01/2009
Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2009-01-29 - pag: 3 categoria: REDAZIONALE
I ritratti Negrini siede in consiglio da vent'anni, di recente è stato condannato
Consigli comunali all'alba per il sì al piano regolatore.
GAZZO VERONESE — Fino a ieri, quando è stato arrestato con accuse di associazione per delinquere per svariati reati, Stefano Negrini aveva in qualche modo imparato a convivere con le vicende giudiziarie che hanno intrecciato la sua lunga carriera politica.
Già assessore dal 1994 al '99 nella giunta di Giacomo Turazza e vicensindaco sino al 2004 in quella di Fausto Fraccaroli (a sua volta finito sotto processo e poi però assolto) prima di dare la scalata al municipio con la lista «Riformatori per Gazzo», Negrini siede in consiglio comunale da almeno vent'anni. Nato socialista, fedelissimo al verbo di Bettino Craxi, dopo la caduta della prima Repubblica era migrato verso il centrodestra. Nessuna tessera, ma l'area è quella che ruota attorno a Forza Italia, dove ha coltivato più di un'amicizia. Ma Negrini non è mai stato solo un politico: di professione geometra, ha uno suo studio professionale a Nogara che marcia a pieno ritmo.
Due attività che, secondo le critiche dell'opposizione, Negrini non ha mai saputo (o voluto) tenere separate. Gli esposti ai suoi danni sono numerosi. L'ultimo appena pochi giorni fa. Sono i primi giorni del 2009: Negrini convoca un consiglio comunale alle 6 e 30 del mattino per approvare il nuovo piano regolatore, il Pati, dopo che ha già dovuto scontare le dimissioni (in polemica col provvedimento) del consigliere di maggioranza Gilberto Galeazzi. Le critiche al Pati sono feroci: addosso al sindaco (e alla sua maggioranza) piovono accuse di favoritismi belli e buoni ad amici e parenti. Ma Negrini va dritto per la sua strada, incurante dell'ennesimo esposto in procura.
Erano state proprio le accuse dell'opposizione ad innescare un primo clamoroso processo ai suoi danni con una sfilza di capi d'accusa. Storie di abusi edilizi, certificati catastali non corretti in buona parte sanate dai successivi condoni, che non gli hanno però evitato nel 2007 con una condanna a due anni (pena sospesa) per abuso d'ufficio. Recentemente aveva visto smantellare anche tre capannoni (parte di un allevamento di pollami) da lui progettati e dichiarati abusivi dopo una intensa battaglia legale di quattro anni: ci sono volute due sentenze del Tar del Veneto e tre del Consiglio di Stato per mettere fine alla vicenda.
Non che queste disavventure abbiano in qualche modo fermato la sua carriera politica. Negrini, considerato a Gazzo il vero «deus ex machina» dell'attività amministrativa e macinatore di preferenze (500 quelle conquistate alle ultime elezioni), aveva già espresso l'intenzione di ricandidarsi alle amministrative di primavera.
Come Negrini sono geometri anche Massimiliano Marconcini, il giovane assessore al Commercio al primo mandato in amministrazione e Vittorino Baldi, il responsabile del settore edilizia privata dell'ufficio tecnico comunale da almeno dieci anni. Entrambi, come il sindaco, arrestati ieri dalla polizia. Due tecnici, inevitabilmente visto il ruolo che ricoprivano, sono anche Antonio Persi, geometra di Nogara, e Alessandro Accordi, ingegnere di Gazzo, che facevano parte della commissione edilizia sin dall'epoca di Fraccaroli. L'unico a non occuparsi professionalmente di edilizia dei sei arrestati è invece Antonio Tambascia, che è stato segretario del Comune per undici anni prima di lasciare l'incarico il 30 novembre dello scorso anno e trasferirsi al Comune di Torremaggiore, in provincia di Foggia, sua terra natale, dove ieri è stato prelevato dai poliziotti.
Alessio Corazza Luca Fiorin
http://sfogliatore.corriere.it/WebEdicola/servlet/WebEdicola 01/02/2009
Gazzo, la lettera di dimissioni del sindaco Negrini
04/02/2009 - 14:19
"Sono indagato per aver fatto tutto ciò che si poteva fare al solo fine di esaudire le legittime richieste dei cittadini di Gazzo Veronese".
Così Stefano Negrini, ex sindaco di Gazzo, agli arresti domiciliari dal 28 gennaio scorso nell'ambito di un'inchiesta di Polizia e Corpo Forestale per presunti abusi edilizi avvenuti nel comune della bassa. In una lettera, inviata al Prefetto di Verona, Italia Fortunati e al suo vice, nominato sindaco pro tempore, Negrini ha annunciato oggi le sue dimissioni.
"In ragione della più recente azione giudiziaria intrapresa dalla Procura della Repubblica di Verona, ritengo giusto e logico rimettere il mandato di sindaco assunto, sul piano elettorale, il 12 giugno del 2004. Per la verità, sin dal 2000, si sono espresse nei miei confronti - ed anche nei confronti di altri amministratori e privati cittadini di Gazzo - molteplici e sistematiche offensive in sede giudiziaria da parte di esponenti dell'opposizione consigliare. Tuttavia, sempre per la verità, il consenso elettorale e quindi politico nei miei confronti si è mantenuto perlomeno inalterato".
"Ringrazio tutti i collaboratori che hanno reso possibile la mia pubblica funzione in questi anni" prosegue Negrini "e sono certo che gli elettori non me ne vorranno se mi allontano dalla politica attiva in questo comune, quella cioè che ha camminato tra la gente e non quella che si esprime esclusivamente con gli esposti ai Magistrati. Le azioni giudiziarie sono per definizione atti legittimi e giusti. Ma, come tutti sanno per esperienza, anche i conti giudiziari si fanno alla fine, e solo quando ci troveremo in sede processuale faremo un bilancio della situazione; anche perchè, è notorio come il Tribunale di Verona in data 1/10/2007 abbia riconosciuto la mia totale estraneità a ben dodici imputazioni su tredici, e per l'unica condanna da me riportata si discuterà il processo d'appello a Venezia. Quindi, in definitiva, sia chiaro che io non ho alcun precedente penale".
"Sono indagato per ipotesi di abusi in pratiche edilizie; ma non mi è stata mai rivolta, perchè non poteva esserlo, una sola accusa di corruzione, nè piccola, nè media, nè grande. Cioè, nessuna speculazione personale è avvenuta. Sono indagato, nella sostanza delle cose, per aver fatto tutto ciò che si poteva fare al solo fine di esaudire le legittime richieste dei cittadini di Gazzo Veronese.
Questi i motivi e le considerazioni delle mie dimissioni".
Articolo GAZZO, LA LETTERA DI DIMISSIONI DEL SINDACO NEGRINI Pagina 1 di 1
http://www.tgverona.it//includes/printarticolo.cfm?id_contenuto=68538 04/02/2009
Gruppo Consigliare "Patto per Gazzo"
Al Vicesindaco
Vecchini Giorgio
Comune di Gazzo Veronese
Al Prefetto di Verona
Via S. Maria Antica,1
37121 Verona
(anticipata via fax 045-8673610)
Oggetto: Risposta alla lettera di dimissioni del sindaco di Gazzo Veronese.
C'è da rimanere esterrefatti di fronte alle giornaliere dichiarazioni del vicesindaco e, per ultime quelle dell'ex sindaco del 3 Febbraio 2009 già condannato a due anni di reclusione, sul terremoto giudiziario scatenato a seguito degli arresti, di amministratori, funzionari e, componenti la commissione edilizia comunale del Comune di Gazzo Veronese.
Evidentemente ex sindaco e vice, sono ben consapevoli di quanto la non trasparente azione amministrativa messa in atto in tanti anni, abbia oscurato la realtà dei fatti sviando, coscienze e menti di onesti cittadini traditi da una incontenibile sete di potere usata senza alcun scrupolo.
Resta comunque il fatto che tutte le dichiarazioni susseguitesi, sono ripetitive nei contenuti ed allarmanti nel tono.
Ripetitive, in quanto nonostante quello che è successo, si insiste sulla regolarità e legittimità dei provvedimenti adottati dalla maggioranza consigliare, in cui l'assenza di una cultura delle regole, dalle piccole cose alle violazioni più gravi, era una loro costante.
Allarmanti nel tono quando, anziché preoccuparsi di quanto la loro "faciloneria" sia stata partecipe e determinante nel precipitare il Comune nella paralisi amministrativa, cercano con qualsiasi mezzo di addossarne la responsabilità alla minoranza consigliare, facendosi scudo anche con provocazioni da parte di qualche famigliare.
Non occorrono menti superiori per capire che, se si insiste nel dichiarare che a Gazzo Veronese dopo quanto è successo, non ci sia stata alcuna irregolarità, due sono le ipotesi:
1. la presunzione di immunità ha preso il posto alla legittima presunzione di innocenza e con comportamenti deplorevoli ognuno "lasciava fare";
2. forse siamo di fronte ad "amministratori incompetenti" che non riescono più a distinguere il lecito dall'illecito, ipotesi ancor più grave della precedente che rischia concretamente di aggiungere danno al danno!
Inconcepibile, quando l'ex sindaco ammette che quello che ha fatto, è stato per venire incontro alle richieste dei cittadini, mettendo le richieste dei singoli al di sopra del rispetto della legalità, nella convinzione che quanto fatto in barba alle leggi e regolamenti fosse sinonimo di efficienza , facendo sì che a rimetterci fossero solo quei cittadini che rispettano la legge.
In questi anni nonostante i nostri ripetuti richiami e quelli delle Istituzioni, ex sindaco e vice unitamente alle figure di assessori e consiglieri comunali, anziché tutelare la loro immagine, gli uffici comunali e l'intera cittadinanza, hanno confezionato una serie di provvedimenti preliminari alle note vicende giudiziarie, con impressionante spreco di risorse pubbliche.E' vergognosa propaganda tendente ad "inquinare" ancora una volta il voto popolare, la meschinità di chi, aizzando la popolazione, cerca di addossare le proprie responsabilità ad altri.
Gazzo Veronese, 5 Febbraio 2009
I Consiglieri:Mazzali Roberto-Cottarelli Daniele-Manara Rodolfo-Vecchini Ugo
Martedì 10 Febbraio 2009 PROVINCIA Pagina 37
GAZZO. Il documento urbanistico dovrà essere ripubblicato per 30 giorni dai quattro Comuni
coinvolti per poi aprire alle osservazioni dei cittadini per altri 30 giorni
Anche la burocrazia contro il Pati
Ma il vero nodo resta il via libera regionale che potrebbe non arrivare coinvolgendo Sanguinetto, Concamarise e Salizzole.
Non bastassero quelle legali, andesso c’è anche la burocrazia a gettare ombre minacciose sul Piano di assettoo territoriale integrato di Gazzo.
Coinvolgendo direttamente anche gli altri tre paesi che hanno stilato il documento urbanistico insieme
a quello amministrato da Stefano Negrini:Sanguinetto - che è il Comune capofila -, Salizzole e Concamarise. Tutta la documentazione dovrà infatti essere ripubblicata - cioè messa a disposizione dei cittadini - facendo ripartire quei 60 giorni di tempo dall’adozione che il sequestro della magistratura ha interrotto bruscamente. «Non è ancora certo, ma al 90 per cento sarà così», spiega Mario Mattioli. «Si tratta solo di una procedura tecnica: l’iter ripartirà tra qualche giorno ma questo non avrà conseguenze sull’approvazione finale». «È un atto dovuto», aggiunge il sindaco di Concamarise Vasco Bellini. «Anche a Salizzole siamo tranquilli in questo senso, tanto che sono in partenza per il viaggio di nozze», conclude Angelo Campi.
Ben più gravi potrebbero invece essere le decisioni che arriveranno da Venezia, dove prima o poi il Pati dovrà passare al vaglio della Commissione di valutazione tecnica che ne dovrebbe sancire il via libera definitivo. Un appuntamento che arriverà comunque dopo i 60 giorni di pubblicazione: cioè, indicativamente, dopo Pasqua. E che potrebbe essere fatale per le sorti del documento urbanistico. Già in altri casi, infatti, la Regione ha preso posizione in presenza di quelli che vengono definiti «conflitti di interesse in presenza di una relazione personale fra l’oggetto dell’atto ed amministratore». Ne fanno fede le comunicazioni inviate a diverse amministrazioni dalla Direzione urbanistica su questioni simili se non uguali a quelle di Gazzo. Difficile che una commissione tecnica entri nel merito, «ma è anche vero», sottolinea il consigliere regionale
Franco Bonfante, «che in questo caso non potrà non tener conto dei passi della magistratura, almeno per la parte inquinata dal caso Gazzo». Due le possibili alternative, entrambe fatali per la futura applicazione del Pati. Se la Regione darà il via libera, infatti, senza entrare nel merito aprirà la strada ad un diluvio di ricorsi al Tribunale amministrativo.
Con la conseguenza di bloccare per anni la fase pratica del documento. Se, invece, da Venezia dovesse arrivare uno stop il Pati tornerebbe all’esame dei rispettivi consigli comunali, i quali saranno poi costretti a prende atto delle eventuali osservazioni della Regione. La soluzione che gli uffici veneziani stanno caldeggiando, in una sorta di moral suasion, è quella di stralciare i capitoli urbanistici che interessano Gazzo, facendo diventare applicabili quindi quelli di Sanguinetto, Salizzole e Concamarise. Una decisione che spetta al consiglio comunale guidato ora da Giorgio Vecchini, il quale dovrebbe revocare o sospendere il Pati.
Ha collaborato Riccardo Mirandola
L'Arena - Il Giornale di Verona Pagina 1 di 1
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